C’è un folto numero di persone che tende a comprare bibite gassate senza zucchero immaginando che facciano meno male delle corrispondenti zuccherate.
Per quanto riguarda i denti pare non sia affatto così.
E’ stato condotto uno studio dall’associazione dei dentisti americani JADA Foundational Science. I ricercatori dell’Università della Florida di Pensacola hanno selezionato otto bevande per questo studio. Tutte le bevande incluse sono comunemente vendute negli Stati Uniti e non contengono zucchero, a parte Coca-Cola che è stata scelta come riferimento per bevande corrosive.
Tra le bevande utilizzate compaiono vari tipi di acque mineralizzate, limonate, la Perrier (gasata) ecc. ed un’acqua alcalina utilizzata come controllo negativo.
Sappiamo che un ph 7 è presente nelle sostanze neutre, sopra questo valore sono alcaline mentre al di sotto sono definite acide. Inoltre si ritiene che sotto un ph di 5,5 le sostanze possano danneggiare lo smalto (sotto ph 6,5 la dentina).
L’acidità è noto quanto sia dannosa per i denti. Cibi e bevande acide sono causa di erosione dentale. Abbiamo parlato per esempio, in un altro articolo, di come l’aumentata acidità orale in persone con possa provocare maggiori problemi ai denti. A riprova del danno provocato dall’acidità, se ce ne fosse bisogno, abbiamo visto inoltre come gli odontoiatri consiglino dilavarsi i denti dopo mezz’ora dall’aver ingerito i cibi, affinché in bocca torni un ambiente meno acido (la pulizia dei denti prima di questo tempo potrebbe provocare maggiore erosione dei denti).
Cosa sono gli acufeni? L’acufene è la percezione di un rumore, che può essere un un fischio, un ronzio, un fruscio o un sibilo, che si avverte nell’orecchio in un ambiente senza rumori o suoni che provengano dall’esterno.
Studi epidemiologici recenti indicano che ca. 3 milioni di italiani soffrono di acufeni.
L’acufene non è una malattia vera e propria ma piuttosto un sintomo. Per la maggior parte è un fastidio assolutamente sopportabile ma purtroppo per una percentuale di persone questo fischio all’orecchio può compromettere seriamente la qualità della vita. In questi casi le persone possono avere problemi a livello psicologico, essere soggetti a forte stress, depressione, difficoltà nel sonno, ansia e irritabilità.
Quali sono le cause dell’acufene? Purtroppo possono essere molteplici tra cui:
Patologie dell’orecchio (cerume, otiti, corpi estranei, diminuzione dell’udito con l’età, infezioni auricolari ecc.) Problemi metabolici Problemi ormonali Malattia di Ménière Stress emotivo e depressione Esposizione a rumori forti Assunzione di farmaci ototossici Contratture muscolari Problemi cardiovascolari Danni neurologici (sclerosi multipla per esempio)
Ecco perché può essere difficile scoprirne la causa.
Spesso le persone “comuni” non sanno che una della cause dell’acufene può essere risolta con l’ausilio dell’odontoiatra (gnatologo) e si rivolvono a quest’ultimo solo dopo molti altri tentativi. Infatti problemi dell’articolazione temporo-mandibolare possono provocare acufeni.
Elenchiamo di seguito alcune condizioni che possono generare a livello uditivo il fastidioso acufene. Malocclusioni dentali e quindi una scorretta chiusura delle arcate dentali della bocca, un cambiamento nei rapporti dentari tra l’arcata superiore e inferiore che determina un assetto posturale errato con conseguenti problemi di contratture dei muscoli del collo e della schiena. Inoltre possono essere presenti, fenomeni artrosici a carico dell’apparato tempo-mandibolare, dentature storte, mancanza di denti o una particolare conformazione delle ossa (mandibola o mascellare superiore).
Ci sono storie di persone che dopo anni di sofferenza hanno risolto il loro problema dall’odontoiatra.
Ma quali sono le terapie in caso di di acufene causato da disturbi temporo-mandibolare? Dopo aver ascoltato il paziente e fatto una valutazione somatica dell’acufene (tramite l’audiologo) per valutare come cambia l’intensità dell’acufene attraverso manovre come aprire la bocca, masticare, muovere la mandibola ecc. si svolgono i test audiologici e il consulto gnatologico.
Le terapie utilizzate vanno calibrate per ogni caso specifico ma quando la causa è dovuta a problemi temporo-mandibolari possono essere:
l’applicazione di un bite (placca di riposizionamento neuro-mio-funzionale) al fine di far combaciare al meglio le arcate dentarie (ristabilire un corretto appoggio dei denti) e riallineare la postura.
fisioterapia dell’articolazione temporo-mandibolare Quest’ultima è efficacie poiché tramite la manipolazione ed esercizi mirati è possibile sboccare l’articolazione (nel caso di un blocco dell’articolazione) o tecniche miofasciali per ridurre contratture e/o dolori a livello muscolare. La fisioterapia si è rivelata utile per migliorare i disturbi legati all’acufene. Talvolta vengono utilizzati anche farmaci miorilassanti.
Soprattutto in questo periodo di inizio feste Pasquali in cui non ci si trattiene nel consumare dolci, bevande alcoliche e carboidrati di ogni tipo, è importante ribadire alcune semplici regole per prevenire la formazione di placca e tartaro.
Differenza tra placca e tartaro Non sono la stessa cosa. Mentre la placca dentale riguarda l’accumulo di batteri sia sui denti che sotto le gengive, il tartaro non è altro che placca indurita, in quanto trascurata.
Nel caso in cui non si effettui giornalmente una corretta igiene orale la placca (biofilm batterico di natura acida) non solo può creare problemi di carie e malattie gengivali ma può indurirsi e diventare tartaro. Il tartaro è più difficile da rimuovere e crea incrostazioni più o meno indurite e di colore giallo sui denti. Oltre ad essere a sua volta pericoloso per la formazione di carie e malattie gengivali ha anche uno sgradevole aspetto e non giova all’estetica della bocca. Detto questo, per rimuovere il tartaro non è sufficiente una normale igiene quotidiana con spazzolino e filo interdentale ma è necessario recarsi dal proprio dentista per una pulizia professionale.
Come combattere la placca batterica. La prevenzione è tutto. -Effettuare dopo i pasti (almeno 30 min dopo) la pulizia dei denti con uno spazzolino a sete morbide o medie. Scegliere un buon dentifricio al fluoro e spazzolare i denti nella maniera corretta per almeno per due minuti. Utilizzare il filo interdentale è una prassi molto utile che non va trascurata, soprattutto dopo le abbuffate festive. Anche l’utilizzo di un collutorio antibatterico al fluoro è consigliato.
– Bere un’adeguata quantità d’acqua è buona prassi per mantenere un ph equilibrato in bocca in modo da contrastare l’acidità dei batteri. Inoltre, bere acqua aiuta a tenere pulita la bocca, sciacquando via i residui di cibo.
– A parte i periodi di festa bisogna tenere d’occhio l’alimentazione per prevenire la placca consumando pochi cibi zuccherati e limitando in genere tutti i carboidrati. Un’alimentazione corretta è sicuramente il nostro migliore alleato. Per fumo e alcoolici vale lo stesso discorso.
– Recarsi ogni 6 mesi circa dal proprio dentista per una pulizia professionale.
Come rimuovere il tartaro. Anche in questo caso la prima cosa è prevenirlo attraverso tutte le buone regole descritte sopra per combattere la placca dentale. Una volta formatosi il tartaro non ci resta che recarci dal dentista (o igienista dentale) per effettuare l’ablazione del tartaro, detta anche detartrasi. Più si attende e peggio è in quanto è più semplice rimuovere il tartaro di recente formazione.
Per raschiare via il tartaro ci sono varie tecniche tra cui quella classica manuale (con ablatore manuale e curette), tramite l’aiuto di strumenti come Air Flow (per tartaro di recente formazione), con l’ausilio di ultrasuoni. In genere gli ultrasuoni vengono utilizzati maggiormente per eliminare il tartaro dalle zone più complicate da raggiungere (sottogengivali).
In fondo per proteggersi dalla placca dentale e prevenire il tartaro è sufficiente seguire questi semplici dettami ed inserirli come abitudini nel nostro stile di vita.
Tutti conoscono l’importanza dell’igiene orale e della pulizia dei denti giornaliera. Non tutti, tuttavia, sanno della necessità di svolgere anche una corretta pulizia della lingua. O meglio molti lo sanno ma non lo fanno, ritenendo questa procedura non particolarmente importante. Non è così.
Sulla lingua sono presenti molti batteri della stessa natura di quelli che vanno ad alimentare la placca batterica. Un’eccessiva microflora sulla lingua può essere nociva sia perché va ad aumentare il carico di tossine che possono essere riassorbite dalle papille gustative sia perché incide in maniera importante sui cattivi odori all’interno della bocca. L’alitosi, infatti, non è soltanto un problema di salute ma è anche un grave problema sociale per chi ne soffre in maniera frequente o cronica.
Le cause dell’alitosi sono diverse ma nella maggioranza dei casi si tratta di una scarsa igiene orale. L’alitosi, tuttavia, non dipende solo da un’inefficiente o povera pulizia dei denti ma anche, in maniera importante, da una scarsa igiene per quanto riguarda la lingua. Pulire la lingua è un’abitudine che tutti dovrebbero avere.
La mattina soprattutto può succedere che, invece di avere il nostro colore naturale della lingua (superficie uniforme e di colore rosa), ci troviamo la lingua più o meno bianca. Questa patina linguale è ricca di microrganismi che producono composti solforati volatili e altre sostanze (acidi grassi a catena corta) che provocano nella bocca il cattivo odore.
Spero che a questo punto sia evidente l’importanza della pulizia linguale.
Ma cosa si usa per pulire la lingua? Principalmente si possono utilizzare tre metodi: -Lo spazzolino da denti con setole preferibilmente morbide, che può essere impiegato anche per la pulizia della lingua. -Uno strumento apposito chiamato raschietto linguale (o pulisci-lingua) studiato apposta per questa funzione. -Un semplice cucchiaio d’acciaio, che può svolgere una semplice pulizia della lingua.
Gli apparecchi fissi si compongono di una serie di elementi che devono essere combinati insieme e modulati a seconda della conformazione della bocca del paziente.
La componente più evidente sono le placchette, dette anche piastrine, accompagnate da un arco ortodontico che le unisce fra loro.
Si aggiungono legature e accessori di vario genere, che servono a tendere il sistema e regolare così la posizione di mascella e mandibola.
Il primo passo da compiere è quello di pulire correttamente i denti, passando uno spazzolino rotante che possa togliere la placca e la patina che tende a formarsi.
Questo perché le piastrine devono aderire correttamente, utilizzando un gel mordezante che non rovina lo smalto ma allo stesso tempo si mostra estremamente adesivo.
Per posizionarlo al centro del dente si utilizza una siringa senza ago; quindi, non si prova alcun dolore e non si tratta di un’operazione invasiva.
Questo deve rimanere in posa per 20 secondi e poi essere rimosso, così da usare lo smalto adesivo vero e proprio.
Per evitare che si verifichino incidenti e che la placchetta si stacchi, si mette un ulteriore adesivo anche dietro la sua superficie, così da avere aderenza da entrambe le parti.
Si tratta di un lavoro estremamente meticoloso, in quanto si deve applicare una piastrina alla volta e osservare la loro posizione, in quanto è necessario che siano perfettamente allineate sia per una questione funzionale sia per l’impatto estetico.
Grazie a un laser di colore blu la colla viene indurita e in questo modo la parte artificiale si salda con il dente.
Se osservi con attenzione le piastrine, all’interno di ognuna viene fatto passare un filo di titanio sempre più spesso man mano che si arriva al centro, mentre lateralmente è opportuno mettere delle legature, cioè degli elastici che servono a tendere e rilasciare il sistema.
Solitamente si tende ad applicare l’apparecchio prima sopra e poi sotto o viceversa, ma non con una sola seduta in quanto il paziente dovrebbe stare troppo tempo sulla poltrona con la bocca aperta e il disagio tenderebbe ad essere eccessivo.
Inizialmente la sensazione potrebbe non essere di comfort, ma con una serie di piccoli accorgimenti e con una manutenzione corretta a casa sarà possibile abituarsi e ovviare a tutti i fastidi.
Quali sono i vantaggi?
L’apparecchio fisso è preferito in molti casi rispetto a quello mobile per una serie di motivi. Il primo è che si salda direttamente con i denti ed è decisamente più comodo rispetto a uno che si mette e si toglie, con il rischio di dimenticarlo per alcuni periodi, soprattutto da parte dei ragazzi.
Il trattamento viene quindi portato avanti in maniera più continuativa, con una discreta igiene orale se si usano gli strumenti giusti.
L’apparecchio mobile viene estratto con le mani che, se non sono perfettamente pulite, possono lasciare batteri e agenti patogeni che poi entrano direttamente in bocca.
Ricorrendo a un apparecchio fisso è molto più semplice parlare, poiché ci si abitua alla sensazione e non si ha un corpo estraneo che si muove continuamente e impedisce di articolare bene le parole.
Dal punto di vista estetico, sono stati elaborati alcuni modelli con le placchette trasparenti, in modo che l’impatto sia il meno evidente possibile e che si possa sorridere senza il timore che si noti il ferro.
Come curare i denti quando si indossa un apparecchio fisso
Se si usa un apparecchio fisso l’igiene è uno degli aspetti da curare con maggiore attenzione. Bisogna, in primo luogo, dotarsi di uno spazzolino ortodontico, dalle setole più piccole che si inseriscono tra una placchetta e l’altra, riuscendo a rimuovere al meglio i residui di cibo.
Si tratta di setole non troppo dure o morbide, che non pregiudicano quindi la tenuta ma allo stesso tempo riescono a portare via la sporcizia.
Successivamente, è il caso di acquistare anche un dentifricio apposito, che sia compatibile con la colla che viene impiegata e soprattutto con il materiale usato per la struttura.
Facendo attenzione a non irritare e gengive, si dovrebbe completare il lavoro passando il filo interdentale e facendo attenzione che non si incastri, così da avere la certezza che nello spazio interdentale sia perfettamente pulito.
Procedi con controlli periodici dal dentista per verificare la salute della bocca e che non siano sopraggiunte complicazioni, registrando la tensione degli allacci per modificare la bocca correttamente ed evitare problematiche di vario tipo in futuro, come quelle legate alla postura.
Se hai già effettuato un intervento di implantologia, oppure se sei in procinto di sottoporti ad esso, è bene che tu sappia alla perfezione cosa potrai e non potrai mangiare nel post-operatorio.
Sebbene nel corso degli ultimi decenni le tecniche di implantologia siano migliorate e progredite a tal punto da portare al minimo i traumi chirurgici, comunque non è pensabile che dopo un intervento di chirurgia orale decisamente importante come quello implantologico il paziente ritorni regolarmente a consumare cibi e pietanze che consumava usualmente prima dell’applicazione dell’impianto.
Nel caso in cui, infatti, dovessero rendersi necessari particolari protocolli di chirurgia standard, il paziente potrebbe accusare tipiche sintomatologie post-operatorie quali ematomi, dolore e gonfiore.
In tal caso, la presenza di punti di sutura e ferite chirurgiche potrebbe con alta probabilità costituire un’ulteriore sfida e impedimento per il paziente, dal momento che questi potrebbero accusare difficoltà nella masticazione o si potrebbero verificare episodi spiacevoli come la penetrazione di residui di cibo all’interno delle lesioni.
Ecco, dunque, una guida puntuale dei cibi consentiti dopo l’applicazione di un impianto dentale!
Quali cibi mangiare dopo un intervento di implantologia: quali alimenti evitare e quali prediligere in prima giornata post-operatoria e quale dieta applicare dalla terza giornata in poi
Prima di addentrarci nell’elenco dei cibi da preferire in prima giornata dopo l’intervento, è bene fare un excursus delle indicazioni generali riguardo i cibi da evitare tassativamente.
Anzitutto, come facilmente intuibile, è del tutto sconsigliato l’assunzione di alimenti che possano in qualche modo irritare la mucosa orale e gengivale.
Vi sono, infatti, diversi alimenti che per la loro peculiare composizione molecolare sono caratterizzati da bassissimi livelli di pH: tra gli alimenti acidi sono certamente da annoverare l’aceto, gli agrumi in generale e i limoni.
Anche spezie particolarmente pungenti ed irritanti come il peperoncino e il pepe, essendo per natura piccanti, andrebbero del tutto evitati, sempre al fine di consentire alla mucosa oro-gengivale di avanzare indisturbata nella sua guarigione.
Bene, una volta compreso ciò, una delle regole cardine da seguire fedelmente durante la convalescenza consiste nel prediligere sempre e comunque pietanze cremose, morbide e tiepide: cibi troppo frastagliati e dalle forme appuntite e consistenze diverse, infatti, potrebbero traumatizzare ulteriormente il cavo orale, senza considerare il fatto che anche i muscoli masticatori, per ovvi motivi, non saranno nell’optimum di funzione.
Una volta messi a fuoco questi due aspetti principali, l’unica strada da seguire consiste sempre nel propendere per una dieta equilibrata e variegata dal punto di vista nutrizionale, che sia compatibile e confacente al quadro clinico di proprio interesse (valutare altre patologie).
Il momento certamente più delicato sarà il primo giorno di post-operatorio, ma se affrontato con il giusto stato d’animo e con la giusta accortezza all’alimentazione non impedirà in alcun modo di godere di tutti i pasti durante la giornata.
Per esempio, non occorre assolutamente rinunciare ad un’ottima colazione al mattino: generalmente, infatti, è consigliabile far colazione con un tè o un cappuccino che non siano bollenti (quindi tiepidi), e accompagnare con dei biscotti adeguatamente inzuppati.
Sono altresì consigliabili purea di frutta (privata dei semi) e yogurt a temperatura ambiente (assicurarsi di toglierlo qualche minuto prima dal frigorifero).
Dal momento che la caratteristica principale che una pietanza deve possedere è la morbidezza, vien da sé che per il pranzo il piatto che più rispetta tale esigenza è la vellutata di verdure, ma qualora foste desiderosi di non privarvi del tutto della consistenza degli alimenti la scelta che è maggiormente consigliabile è quella di portare a bollore le verdure non filamentose (per esempio i funghi champignon, la zucca, i broccoli, le zucchine, il cavolo) e consumarle una volta arrivate a temperatura ambiente (o comunque raffreddate).
Per implementare un corretto apporto proteico, inoltre, è consigliabile il consumo di omelette, pesce bollito o formaggio morbido.
Dal terzo giorno post-operatorio si inizierà a scorgere la luce in fondo al tunnel: dopo le 72 h, infatti, il processo di guarigione sarà a buon punto e la maggior parte delle ferite si risolveranno di qui a breve.
È, dunque, possibile d’ora in avanti tornare pian piano ad implementare la pasta, stando ovviamente attenti a cuocerla bene, e il macinato di carne.
Dopo circa sette giorni dall’impianto dentale, è possibile finalmente tornare al regime alimentare preferito prima dell’intervento, assicurandosi comunque di non consumare cibi troppo duri per almeno altri due mesi, tempo necessario affinché si completi il processo di osteointegrazione.
Ricapitolazione del regime da seguire dopo impianto dentale
Sintetizzando quanto riportato sopra, dovrete:
Seguire un regime alimentare equilibrato, implementando tutti i nutrienti;
Evitare cibi duri, freddi, caldi, piccanti, acidi e granulosi per le prime 72 ore;
Introdurre nuovamente pasta ben cotta e macinato di carne alle 72 ore;
Tornare alla dieta regolare dopo sette giorni;
Non consumare cibi troppo duri per i due mesi che seguono l’impianto dentale.
Non esitate a contattarci per qualsiasi dubbio a seguito di un intervento di implantologia.
Il nostro organismo basa il suo efficace funzionamento sulla presenza di specifiche sostanze in grado di regolarne le attività e i processi vitali: senza di esse, molto spesso, alcune delle più importanti attività potrebbero subire un deciso rallentamento o, nel peggiore dei casi, potrebbero arrestarsi, dando luogo a patologie di variabile entità.
Come saprai molto bene, uno dei minerali maggiormente presenti nell’organismo umano alla base di numerosi processi fisiologici è il calcio: nell’immaginario collettivo, esso è spesso associato all’apparato scheletrico.
A riprova di questa assoluta verità, il calcio si configura come un elemento fondamentale per la salute del tessuto osseo in generale; tuttavia, in questo breve ma interessante articolo, focalizziamo l’attenzione sul ruolo che questo minerale possiede sulla salute dei denti, andando ad esaminare le problematiche che potrebbero insorgere qualora esso sia presente in piccolissime parti o sia totalmente assente.
Il ruolo del calcio nel benessere dei denti e delle gengive
Probabilmente, anche tu almeno una volta nella vita ti sei sottoposto ad una visita dentistica: saprai per certo come la salute del cavo orale abbia un’importanza capitale per l’intero benessere fisico.
In bocca, infatti, avvengono i primissimi processi digestivi e, pertanto, è un ambiente continuamente bersagliato dall’azione dei batteri decisi a infiltrarsi negli spazi interdentali per trovare terreno fertile per riprodursi e moltiplicarsi.
Basta un’insufficiente igiene orale o una trascurata pulizia dentale per agevolare tale processo: ecco dove risiede l’importanza del calcio!
Questo nobile minerale, infatti, riesce a rafforzare la struttura e lo smalto dei denti, rendendoli particolarmente preparati all’eventuale azione batterica e alla formazione della placca o di carie.
Non solo i denti, anche legengive sono oggetto dell’azione benefica del calcio: esso si pone come primaria fonte di prevenzione contro le infezioni gengivali e l’insorgenza delle relative patologie, come le parodontiti, molto pericolose se non trattate tempestivamente.
Ma cosa accade quando le riserve di calcio nell’organismo stanno per finire o sono totalmente assenti? Come si può riequilibrare la normale quantità di calcio?
Le cause e la sintomatologia legata alla mancanza di calcio
Come puoi perfettamente evincere anche tu, è fondamentale scongiurare l’assenza di calcio nell’organismo data l’ingente mole di processi vitali nei quali esso interviene! Ma come si rende evidente la carenza di tale minerale?
Sostanzialmente tramite dei sintomi ben precisi e difficilmente ignorabili, tra i quali si annoverano:
secchezza della pelle e frequente esfoliazione;
fragilità di unghie e capelli;
dolori muscolari;
crampi e spasmi articolari;
convulsioni.
L’organismo umano riesce a segnalarti l’assenza di calcio mediante alcuni sintomi ben visibili specialmente sui denti.
Ad esempio, un segnale della probabile carenza di calcio è la comparsa di macchie bianchesui denti anche se, molto spesso, esse sono riconducibili alla mancanza di vitamina D, diretta responsabile della diminuzione dei livelli di calcio.
Che dire delle cause che si celano dietro la riduzione delle riserve di questo importante minerale? Tra le più comuni vi è sicuramente l’alimentazione scorretta: molto spesso, le nostre abitudini alimentari mancano di equilibrio, spostandosi verso una determinata tipologia di macronutrienti che spesso e volentieri causa la riduzione dell’assorbimento di calcio.
Ad esempio, abusare di cibi integrali, di fibre, di proteine e di sostanze come la caffeina o il sale, esattamente come ridurre l’apporto di vitamina D, rappresenta un modo rapido per causare l’abbassamento dei livelli di calcio nell’organismo.
Inoltre, anche alcuni disturbi cronici potrebbero dare il loro contributo nella carenza di calcio: tra di essi la celiachia o le malattie renali, senza dimenticare l’assunzione prolungata di farmaci corticosteroidi. Pertanto, a fronte di quanto detto finora, come puoi riequilibrare i livelli di calcio?
Metodi per aumentare il calcio nell’organismo
Come abbiamo esaminato, la dieta è la principale causa della mancanza di calcio: da questo deduci anche tu che è proprio attraverso il cibo che è possibile riportare a buoni livelli le riserve di calcio.
Qualora tu soffrissi di questa carenza, sarebbe opportuno che consumassi specifici alimenti, come i latticini, le uova, il pesce e i frutti di mare, nonché molta frutta e verdura, come arance, fichi, cavoli, spinaci, broccoli o mandorle, ma anche diversi legumi, come ceci e fagioli.
Di pari passo con una buona alimentazione vi è l’opportunità di assumere alcuni integratori mirati a ristabilire i corretti livelli di calcio: a questo proposito, è bene selezionare attentamente la tipologia di prodotto, tenendo conto dell’indicazione delle dosi giornaliere e della durata totale del trattamento.
Pertanto, è sempre opportuno rivolgersi al proprio dentista per ricevere consigli e indicazioni precise.
Insomma, il calcio è fondamentale per il benessere del tuo organismo: prestare attenzione ai suoi livelli è indice di cura verso il proprio corpo per una salute forte e duratura!
Ti è mai capitato di andare dal dentista e rimanere sorpreso alla vista di tutti quegli strumenti in bella vista? Se anche a te è venuta la curiosità di sapere cosa sono, come si chiamano e soprattutto a cosa servono, questa è l’articolo giusto per te. Andiamo alla scoperta degli strumenti del dentista.
Gli strumenti più usati prima di cominciare la seduta
Uno dei primi strumenti che ti sarà certamente capitato di vedere e che il tuo dentista avrà usato, è quello chiamato ‘impianto di aspirazione‘.
Si tratta di quel tubicino che il dentista ti mette in bocca, collegato appunto ad un aspiratore, che serve per eliminare (cioè aspirare) la saliva che immancabilmente ti troverai a produrre.
Il riflesso della salivazione infatti è normale ed anzi è fisiologico, ed in alcune situazioni può essere anche abbondante. È proprio il caso della seduta dal dentista dove, poiché devi stare il più fermo possibile, non puoi inghiottire né sputare la saliva.
Il dentista del resto non può lavorare se non vede bene nella tua bocca, e quindi si comincia sempre con questo strumento. Rulli in cotone: ecco un altro strumento che viene usato dal tuo dentista prima di cominciare ad operare all’interno della tua bocca.
Si tratta di rulli che servono ad assorbire i pezzettini microscopici di denti prodotti ad esempio dalla trapanazione. Entrambi gli strumenti si posizionano all’inizio e possono certamente risultare un pochino scomodi.
Devi sempre tenere presente che il tuo dentista lavora nel tuo interesse e quindi avere la visuale libera e soprattutto la bocca pulita, è fondamentale anche per la tua sicurezza.
Non sarebbe infatti buona norma se alcuni pezzettini di detriti (magari un pezzettino di una capsula vecchia) venissero inghiottiti.
Strumenti che si usano in seduta
Veniamo adesso agli strumenti che generalmente un professionista usa mentre lavora nella bocca.
Il primo, che non puoi fare a meno di notare, è lo specchio. Potrebbe sembrarti superfluo, ma in realtà lo usa per vedere zone altrimenti in ombra e inaccessibili. Potrebbe trattarsi della gengiva, o di una piccola perdita di sangue, o punti difficili da raggiungere con lo spazzolino per vedere se sono ben lavati.
Altro strumento molto utile è la sonda. Si tratta di quello strumento fatto in acciaio inossidabile, che serve per operare materialmente sui denti o sulle gengive. E’ uno strumento sterilizzato che il dentista poi riutilizza.
Veniamo adesso ad uno degli strumenti più temuti del dentista ma che in realtà rappresenta quello più utile. il trapano. Poiché quando il dentista lo utilizza tu sei sotto anestesia, non puoi sentire nulla. Eppure questo strumento, azionato generalmente con un pedale (perché naturalmente il dentista ha le mani occupate), si rivela un ottimo alleato in quanto è in grado di eliminare con pochi passaggi carie e altre parti del dente che devono essere rimosse.
A proposito del trapano, potrebbe interessarti sapere che ce ne sono di due tipi:
a turbina: che sono azionati con l’aria compressa. Sapevi che questo tipo di trapano può raggiungere l’incredibile velocità di mezzo milione di giri al minuto?
elettrici: che come dice il nome stesso posseggono all’interno dei piccolissimi motori molto potenti. La loro velocità di rotazione è molto più bassa, non arrivando nemmeno, si fa per dire, a 50.000 giri al minuto.
La scelta dell’uno o dell’altro tipo dipende dall’esperienza del dentista. La turbina è più veloce e si usa per lavori che richiedono più prontezza.
Il micromotore è più preciso e si preferisce per i lavori, appunto, di precisione. Ecco poi un altro strumento che si usa in seduta qualora un dente debba essere estratto.
Quello strumento che il dentista usa per togliere un dente si chiama appunto pinza o, altrimenti forcipe. Non deve impressionarti questa procedura perché, oltre ad essere effettuata in anestesia, viene praticata con un attrezzo che si adatta perfettamente al dente da estrarre.
Si compone infatti di una parte che letteralmente circonda il dente ed aderisce in modo da essere utilizzato in tutta sicurezza e senza danni collaterali.
Gli ultimi strumenti usati in seduta
Poniamo il caso che il dentista abbia estratto un dente o abbia rimosso solo una parte di esso. Si sarà creato uno spazio vuoto che andrà necessariamente riempito per evitare infezioni o che residui di cibo vi finiscano dentro.
In questo caso userà quelli che si chiamano ‘strumenti per il riempimento‘. Si tratta di strumenti che si presentano come dei cavi lunghi con un’estremità appiattita. Servono per spingere con delicatezza ma fermezza il materiale con cui il dentista riempirà lo spazio rimasto.
Come vedi quindi una seduta dal dentista non è poi così terribile, ed anzi, conoscendo gli strumenti puoi sentirti ancora più sicuro e tutelato, oltre che sempre protetto e sano.
Negli ultimi anni in odontoiatria ci sono state rivoluzioni incredibili. Tecnologie impensabili fino a qualche anno fa e semplificazioni che hanno migliorato lo standard delle cure di ogni dentista! Ma quella che preferisco è forse anche quella meno diffusa:
L’ABOLIZIONE DEL METALLO!
Sì perché anche se i restauri in oro avevano una precisione probabilmente ineguagliabile e le otturazioni grigie potevano durare anche 30 o 40 anni c’è da dire che non erano affatto lavori estetici.
Il discorso è che alla base dell’utilizzo delle ceramica integrale (cioè senza metallo) e dei compositi (ossia i materiali da otturazione bianchi) c’è una filosofia che ha lentamente rivoluzionato l’odontoiatria a partire dagli studi del 1955 di Buonocore, per arrivare a quelli del 1982 di Nakabayashi: l’odontoiatria adesiva.
Se prima ci si basava solamente sulla ritenzione meccanica per tenere in sede corone e otturazioni metalliche, negli ultimi 30 anni l’adesione chimica alle strutture dentali è diventata sempre più efficiente e questo ha permesso di utilizzare e studiare materiali estetici sempre più belli che possano essere letteralmente incollati alle strutture dentali, aderendovi in maniera che a volte nemmeno l’occhio più allenato riesce a distinguere un dente vero da uno ricostruito.
Il vantaggio più grande dell’approccio adesivo è la possibilità di conservare molto più dente sano, perché non è necessario scavare dei pozzi di ritenzione per incastonare un pezzo di metallo nei denti. Questo vuol dire che ammesso e non concesso che al giorno d’oggi una otturazione bianca duri ancora effettivamente meno di una “piombatura”, il buco che devo fare nel dente per una otturazione bianca è 2-3 volte più piccolo che per una otturazione grigia. Per cui anche se durasse la metà del tempo, dopo 2-3 rifacimenti avrei ancora più dente sano che non ricorrendo a una otturazione grigia fin da subito.
Ma se in passato il dentista poteva essere giustificato dalle incertezze sulla durata dei materiali bianchi, al giorno d’oggi mettere del metallo in bocca è inaccettabile. I dentisti cresciuti col metallo possono mostrare tutte la letteratura scientifica , ma oggi l’odontoiatria prevede restauri parziali adesivi in ceramica integrale o in composito. E quando proprio si deve ricorrere ad altri materiali, come nel caso delle protesi su impianti o per mascherare denti resi scuri da vecchie ricostruzioni, si utilizza lo zirconio (o meglio l’ossido di zirconio, detto zirconia), un materiale bianco che offre comunque colorazioni in tinta coi denti e che garantisce la possibilità di mimetizzare i restauri in maniera eccellente. E se proprio serve inserire dei perni all’interno dei denti, si utilizzano quelli in fibra di vetro o di quarzo, che sono trasparenti o bianchi!
Le linee guida disponibili dicono che non c’è un’evidenza scientifica chiara sull’argomento ma affermano che le tecniche che utilizzano 4 o 6 impianti sono ben documentate e funzionano molto bene. Si aggiunge inoltre che non è chiaro se possano esserci indicazioni per mettere più di 6 impianti.
Effettivamente una tecnica che utilizza 4 impianti per riabilitare una intera arcata è stata introdotta e descritta agli inizi di questo secolo dal dott Paulo Malo che tutt’ora lavora nelle sue cliniche sparse in giro per il mondo.
La tecnica si chiama All-on-4® e consente di accorciare i tempi di trattamento rispetto ai protocolli classici evitando nella stragrande maggioranza dei casi di dover subire innesti di osso.
Nei casi in cui la tecnica non è applicabile (a meno che non siano presenti controindicazioni assolute molto rare) è comunque possibile ricorrere a procedure di aumento di osso ed utilizzare magari sei impianti.
Per riavere i tuoi denti fissi puoi rivolgerti al nostro implantologo esperto che saprà consigliarti sulla soluzione migliore per il tuo caso